Riceviamo e pubblichiamo questa bellissima lettera scritta per una nostra collaboratrice 


Gentile Dottoressa,

desidero ringraziarLa con parole che, lo sento, non potranno mai essere abbastanza, ma che nascono da un luogo autentico e finalmente riconosciuto.

Lei ha dato forma a ciò che per anni è rimasto informe, confuso, frainteso. Ha dato un nome non per ridurre, ma per restituire dignità. Perché capire come si funziona non è un dettaglio clinico, ma il primo atto di salvezza possibile. È il momento in cui si smette di chiedersi “perché sono così?” e si inizia finalmente a dire “ecco perché”.

Oggi la fatica c’è ancora. È reale. Ma non è più cieca.

Adesso ho un perché.

E questo cambia tutto.

Il come verrà, passo dopo passo (gradatim), come ogni cosa vera.

La consapevolezza di una neurodivergenza (ADHD e autismo di primo livello) non mi ha sottratto valore, ma me lo ha restituito. Ha dissolto la paura più grande, quella di essere sbagliata. Al suo posto è nata una coscienza nuova e ferma: non sono difettosa, sono differente. E in questa differenza, come Lei mi ha aiutata a vedere, esistono aree di forza straordinarie.

Comprendere che più funzionamenti possono coesistere nello stesso individuo (quella che spesso viene definita twice exceptional) è stato per me fondamentale. Non si tratta di una contraddizione, ma di una compresenza: fragilità e talento, difficoltà e potenziale elevato che convivono e si influenzano reciprocamente. Se l’ADHD non avesse richiesto tanta energia per essere gestito, se l’attenzione non fosse stata costantemente impegnata nella regolazione, forse, altri livelli e altri indici avrebbero potuto esprimersi prima e con maggiore libertà, lasciando emergere un potenziale che oggi riconosco come profondo e, in alcune aree, persino geniale.

Ma ogni tempo ha la sua verità (tempus opportunum). E questo, oggi, è il mio.

Scoprirmi così, fragile e fortissima insieme, non è stato un etichettarmi, ma un ricompormi. Lei non mi ha spiegato chi sono, mi ha aiutata a riconoscerlo.

In questo tempo di Avvento, che è attesa e promessa, desidero farLe gli auguri più sinceri di Natale. Che la nascita di Cristo Salvatore (Adventus Domini) continui a essere segno di luce che entra dove prima c’era solo buio, di senso che prende carne, di verità che non giudica ma redime.

Perché, in fondo, è questo che Lei fa: accompagna le persone verso una nascita nuova.

E io gliene sarò sempre grata.


Natascia